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Dic162009

Gli Strufoli
Una dolce leccornia napoletana per il Natale.


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Categorie: Napoli culinaria
Dic162009

I Roccoco'
Tipici dolci natalizi


Admin · 25 visite · 1 commento
Categorie: Napoli culinaria
Dic162009

Liquore quattro stagioni
Liquore partenopeo tipico del periodo di Natale


Admin · 56 visite · 0 commenti
Categorie: Napoli culinaria
Ott112009

Partenope - la sirena
Nella mitologia greca, Partenope (in greco antico Παρθενόπης/Parthenópês, di παρθένος/parthénos, "giovane ragazza", in particolare "vergine") è una delle sirene.

Le Sirene, che raffigurarono, secondo alcuni, l'afa spossante dello scirocco, secondo altri l'apparenza seducente ma ingannevole delle onde, e secondo altri ancora, con più probabilità, l'insidia degli scogli. Erano figlie di Forcis; il loro numero varia secondo le varie tradizioni. Erano vergini bellissime, col corpo di donna che finiva a forma di pesce. Con i loro canti soavi ammaliavano i naviganti, trascinandoli poi alla riva. Per scongiurare questo pericolo, si ricorda Ulisse che si fece legare all'albero maestro della nave e fece otturare le orecchie con la cera. Tra le sirene ricordiamo Leucosia, Ligea e Partenope, della quale si indicava il sepolcro vicino la città di Napoli, chiamata anche città partenopea.

Il mito di Partenope, ecista fondatrice della città omonima (nucleo originario di Napoli),  nasce dalla tradizione del popolo, di origine greca, dei Rodii che, sul finire del IX secolo a.C. crearono una colonia commerciale sull’isolotto di Megaride (dove sorge attualmente il castel dell’Ovo) e sulle propaggini meridionali dell’attuale Pizzofalcone (chiamato dai greci monte Echia e dove ha sede la caserma Nunziatella).

    Della antica presenza rodia in Campania è prova sia il culto della sirena Partenope, proprio dei naviganti Rodii, sia il valore ponderale della prima monetazione napoletana che ci riporta all’ambiente egeo-anatolico. Non dovettero comunque i Rodii fondare una città nel senso stretto della parola, ma realizzarono semplicemente un punto di appoggio per le loro lunghe imprese marinare e commerciali.
    Secondo la leggenda, Partenope s'invagì di Ulisse ma, disprezzata da quest'ultimo, si gettò in mare.
    Da fonti leggendarie e definibili antropologiche, sembra che proprio da queste due figure nasce la città di Napoli, fondata dapprima sull'isola di Megaride ed estesa poi al monte Echia, nel VIII secolo a.C. Nel 470 a.C. Partenope venne distrutta ma, a causa di una pestilenza mandata, secondo la Sibilla dallo stesso Nettuno, padre della sirena Partenope, per punire i Cumani, fu fondata sullo stesso posto la città di Neapolis per ripristinare il culto della sirena. Strabone cita che il suo tempio era nella città di Néapolis (attuale Napoli), dove gli abitanti celebravano giochi ginnici in suo onore. Le poche notizie che ci sono giunte a riguardo sono soltanto riguardanti una corsa con le fiaccole che ogni anno si compiva in suo onore. Pare che la sirena in questione sia morta nel luogo in cui oggi sorge Castel dell'Ovo e proprio lì sia stata sepolta la patrona di Napoli, santa Patrizia.
    Due patrone di Napoli quindi, Partenope e Santa Patrizia, una pagana e l'altra cristiana.

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Categorie: Napoli archeologica
Ott072009

La Sacra Sindone. X^ parte
Secondo la studiosa, tutto cominciò con due enormi esplosioni nel Mar Egeo. La prima scatenata nel 1.628 aC dal vulcano dell'isola greca di Santorini. Ovvero proprio nella data del primo esodo biblico. Stando alla ricerca, l'esplosione avrebbe diffuso nel cielo ceneri e polveri acide che grazie al trasporto dei venti sarebbero arrivate fino in Egitto provocando le tenebre e le grandinate citate nei testi sacri.

Lo stesso vale per la morìa del bestiame e gli sciami d’insetti, tipici effetti degli sconvolgimenti climatici provocati dall’eruzione. Le acque arrossate poi sarebbero il risultato di un aumento delle erbacce rosse che proliferano al deposito di ceneri vulcaniche. Le stesse ceneri acide che avrebbero contaminato l'acqua provocando la fuoriuscita delle rane.

Quanto alla morte dei primogeniti egiziani, la terribile maledizione sarebbe dovuta alla contaminazione dei prodotti della terra che, avvelenati dalle polveri acide, avrebbero causato morti a profusione. Si trattava oltretutto di cibo che agli ebrei non era consentito toccare.

Il secondo episodio, quello più legato al passaggio del Mar Rosso, sarebbe invece da far risalire a una seconda eruzione, avvenuta nel 1450 a.c. sull'isola di Yali. L'esplosione del vulcano diversi tsunami che raggiunsero il Mar Rosso. Si spiegherebbero così le onde improvvise e gigantesche che travolsero l'esercito del faraone, impegnato a inseguire Mosè e il suo popolo.diciamo che l'ira della scienza si e' scatenata tutta per questo passaggio del popolo ebraico e di Mose',e che sempre per volonta' della scienza il mar rosso si e' aperto giusto in tempo per risparmiare la morte certa a mose e al suo Popolo.. Indubbiamente le video registrazioni dell'evento non ci sono..
Gli scienziati che piu volte hanno teorizzato vari sistemi , affermano che non Dio ma una serie di eventi naturali hanno prodotto quel fenomeno che ha asciugato il mar rosso..

Oviamente si sono artatamente dimenticati di dire la profondita' del mar rosso, e che quel loro studio non ha fattibilita' in considerazione di una cosa essenziale...

LA documentazione storica piu importante accurata e certa...

Il popolo Ebraico ha riportato per secoli le prove .
I documenti storici e Religiosi che da secoli e con precisione certosina si tramandano, la " Thorah "

Questa e' di fatto la raccolta storica piu vera che esiste, in quanto il popolo Ebraico la ha salvaguardata nei secoli. in essa e' scritta la storia del loro popolo e tutti i fatti vissuti e documentati .

Per negare la esistenza di Dio , si deve dimostrare la falsita' della documentazione secolare conservata..

Il fatto di non vedere Dio , non da' nessuna dimostrazione che non ci sia..
piuttosto conoscere quello che questi documenti dicono, e che sono parte integrante di ogni Bibbia, ci permette di conoscerlo bene...

Admin · 10 visite · 0 commenti
Categorie: La Sacra Sindone

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